Molti costruttori di apparecchiature audio, consapevolmente o no,
collegano gli schermi dei cavi bilanciati alla massa del segnale
audio, e questa è la fonte principale di molti problemi dovuti al
ronzio. Le prestazioni di ogni sistema di interconnessione dipendono
strettamente dalle tipologie dei circuiti di ingresso e di uscita
(I/O), dal disegno dei circuiti stampati, dai cavi e dai metodi che
vengono usati per la connessione. In questa sede tratteremo solo
delle pratiche di cablaggio, sia tramite i cavi di interconnessione
che all’interno del telaio stesso. Le tipologie dei circuiti di I/O
verranno intese come ideali, per consentire di mettere a fuoco la
discussione solo sugli argomenti relativi all’interconnessione.
Non accade quasi mai che
si possano acquistare apparecchi professionali da costruttori
diversi, acquistare i cavi adatti, collegare il tutto e lavorare
senza avere ronzio. Isolamento mediante trasformatori e altre
soluzioni di interfaccia rappresentano quanto di meglio si possa
trovare per quanto riguarda l’interconnessione tra il mondo
bilanciato e quello sbilanciato, ma risultano troppo costose per
molti utilizzatori. Persino sistemi totalmente bilanciati possono
richiedere trasformatori di isolamento per raggiungere prestazioni
accettabili, e qualcuno ritiene che i trasformatori di isolamento
siano realmente l’unica soluzione.
Un’altra soluzione molto comune per i problemi di ronzio è
scollegare un’estremità dello schermo, e possono persino essere
acquistati cavi speciali con lo schermo già scollegato a una
estremità.
Collegare lo schermo a una sola estremità, tuttavia, incrementa la
possibilità di interferenze di radiofrequenza (RF), poiché lo
schermo stesso può agire come un’antenna, ma il fatto che da parte
di molti installatori si segua ancora questa pratica con successi
notevoli indica che esistono soluzioni accettabili anche al problema
RF. Si possono infatti ridurre tali interferenze creando per esse
una “fuga” mediante un piccolo condensatore collegato tra
l’estremità scollegata dello schermo e il telaio dell’apparato.
Vedi per un esempio il connettore l’EMC-XLR della Neutrik.

Per
quanto andremo adesso a trattare, il termine schermo verrà
qualificato in modo diverso, se ci si trova nell’ambito dell’audio
bilanciato o in quello dell’audio sbilanciato.
Un conduttore di ritorno sbilanciato rappresenta fisicamente uno
schermo e certamente rappresenta una schermatura nei confronti dei
campi elettrici ma non nei confronti dei campi magnetici. Ciò è vero
anche per gli schermi dei cavi bilanciati, e la costruzione di
coppie attorcigliate (twisted) nei cavi bilanciati permette
una maggiore protezione dai campi magnetici. Ma gli schermi dei cavi
sbilanciati possono anche trasportare il segnale sotto forma di
corrente di ritorno e questo allontana ulteriormente gli schermi
sbilanciati da quello che si può considerare il concetto di “schermo
vero”.
Molti costruttori, consapevolmente o no, collegano gli schermi dei
cavi bilanciati alla massa del segnale, pin 1 nel caso di connettori
a tre pin tipo XLR, la carcassa nel caso del jack TSR.
In questo modo le correnti indotte nello schermo modulano la massa
su cui lo schermo va a terminare e ciò modula anche il segnale audio
che è riferito a questa massa. Normalmente i progettisti si danno
grande pena per assicurare delle masse audio pulite e silenziose, ed
è sorprendente che la pratica di scaricare le correnti di rumore
dello schermo sulla massa del segnale audio sia così diffusa. In
maniera alquanto sorprendente, in alcuni sistemi si possono
raggiungere prestazioni accettabili, e ciò rappresenta per il
costruttore un ulteriore incentivo a continuare con queste pratiche
scorrette.
I problemi di ronzio in sistemi bilanciati con gli schermi collegati
alla massa del segnale hanno conferito a queste apparecchiature una
pessima reputazione, creando un bel po’ di confusione tra gli
utilizzatori, i progettisti dei sistemi e anche tra gli stessi
progettisti delle apparecchiature. Ma fino a quando i costruttori
non si imporranno una uniformità nelle interconnessioni, gli
utilizzatori dovranno continuare la loro lotta per liberare i
sistemi dal ronzio inventandosi pratiche fantasiose.
La letteratura tecnica disponibile indica chiaramente le
interconnessioni bilanciate come il modo perfetto, il migliore per
collegare tra loro le apparecchiature audio, e l’utilizzo di
interconnessioni interamente bilanciate con entrambe le estremità
dello schermo collegate alla massa dello chassis nel punto di
ingresso del segnale consente le migliori prestazioni possibili.
Questo schema differisce, come abbiamo visto, dalle pratiche
correnti, secondo le quali molti costruttori collegano gli schermi
bilanciati alla massa del segnale audio e molti utilizzatori, a loro
volta, modificano il cablaggio in modo tale che solo una estremità
dello schermo sia effettivamente collegata.
Figura 1
Concettualmente è più facile
considerare gli schermi come un’estensione dei telai delle
apparecchiature che vengono interconnesse. Solitamente si
utilizzano contenitori metallici per contenere l’elettronica
dell’audio, e questo involucro metallico funziona come uno
schermo che contiene i campi elettromagnetici interni ed
esterni. Per ragioni di sicurezza, gli involucri nelle
installazioni professionali debbono essere collegati alla terra
del sistema, che in molti sistemi non è la terra del pianeta (un
aeroplano o una nave ne sono un buon esempio) [fig. 1].
Prima di affrontare anche questo dettaglio, a questo punto è
inevitabile porsi una domanda: se la soluzione bilanciata è la
migliore, perché non tutti gli apparecchi sono progettati in
questo modo? Ecco che la realtà prende il sopravvento sulla
teoria: ecco l’audio sbilanciato.